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“Una triste storia quella delle piantagioni di ananas in Costa Rica.
Una storia che riguarda i lavoratori e l’ambiente del paese centroamericano, entrambi danneggiati e sfruttati dalla monocoltura dell’ananas.
Una coltura che in pochi anni ha sostituito quasi completamente quella delle banane, ormai poco conveniente a causa della caduta a picco dei prezzi al dettaglio.
Una storia riportata dal Guardian e venuta alla luce grazie a Banana Link e GMB.
La vicenda riguarda le piantagioni di Pinafruit, di proprietà di una compagnia locale, Grupo Acon, che rifornisce molti tra i maggiori importatori di ananas, tra cui anche le grandi catene britanniche Tesco e Waitrose.
Lì i lavoratori vengono sfruttati come asini, costretti a lavorare 11-12 ore al giorno in condizioni disumane, costretti a piantare almeno 5000 piante di ananas al giorno per la misera paga di 6-7 euro.
Mantenere questi ritmi significa infischiarsene delle condizioni atmosferiche (la pioggia è assai frequente da quelle parti), dei pesticidi spruzzati in quantità industriali, delle condizioni igieniche e così via.
Ai lavoratori cadono le unghie a causa dell’elevata esposizione ai pesticidi mentre l’ambiente soffre uno sfruttamento del terreno praticato a livelli insostenibili.
Le coltivazioni vengono “liberate” da ogni tipo di vegetazione in modo da rendere la produzione e la raccolta estremamente efficiente.
Insomma valanghe di pesticidi, e poi solo piantare e raccogliere.
Una situazione che è comune a tutte le piantagioni del Costa Rica, comprese quelle della Pindeco, società controllata da Del Monte, che ha in mano la metà degli ananas del Costa Rica.
Del Monte sostiene di rispettare le condizioni dei lavoratori e l’ambiente, ma i fatti dicono il contrario.
Nelle piantagioni della regione di Buenos Aires, controllate da Pindeco, la grande massa di foglie accatastate dopo il raccolto ha provocato, negli ultimi anni, la diffusione di sciami di pericolose zanzare (Stomoxys calcitrans), la cui puntura provoca al bestiame inappetenza e perdita di peso.
La morte degli animali significa un’altra risorsa in meno per la già vessata popolazione locale. L’unica soluzione trovata per risolvere questo problema è stato bruciare le piantagioni dopo il raccolto. Un sistema che aggiunge solo nuovi danni.
La situazione è questa: che i terreni si degradino, che le falde acquifere vengano contaminate, che la popolazione soffra di patologie respiratorie e sterilità nelle zone circostanti a livelli mai visti, è il dazio che bisogna pagare per gustare il dolce e dorato ananas.” (fonte blogeko)
Neanche tanto dolce…ma neanche tanto profumato…
Nei giorni scorsi ho comprato un ananas del Costa Rica da un noto ipermercato di una notissima catena francese, ma appena tagliato aveva un odore nauseabondo, tanto da costringermi da scendere a buttarli nel cassonetto.
Non so davvero da cosa dipendesse il cattivo odore, ma adesso leggendo l’articolo penso possa trattarsi di pesticidi o dei concimi.
La frutta tropicale viene infatti spedita ancora non completamente matura ed è necessario che trascorrano alcuni giorni prima che siano adatte al consumo.
Probabilmente il tempo che trascorre dalla raccolta non serve solo ad ultimarne la maturazione, ma anche a far perdere (almeno olfattivamente) le tracce di pesticidi e concimi.
Credo quindi di aver comprato un ananas piuttosto acerba che non ha avuto il tempo di smaltire i cattivi odori dei prodotti agricolo chimici…si…l’odore…ma tutto il resto forse resta a che a maturazione avvenuta…o no?

“Una triste storia quella delle piantagioni di ananas in Costa Rica.
Una storia che riguarda i lavoratori e l’ambiente del paese centroamericano, entrambi danneggiati e sfruttati dalla monocoltura dell’ananas.
Una coltura che in pochi anni ha sostituito quasi completamente quella delle banane, ormai poco conveniente a causa della caduta a picco dei prezzi al dettaglio.
Una storia riportata dal Guardian e venuta alla luce grazie a Banana Link e GMB.
La vicenda riguarda le piantagioni di Pinafruit, di proprietà di una compagnia locale, Grupo Acon, che rifornisce molti tra i maggiori importatori di ananas, tra cui anche le grandi catene britanniche Tesco e Waitrose.
Lì i lavoratori vengono sfruttati come asini, costretti a lavorare 11-12 ore al giorno in condizioni disumane, costretti a piantare almeno 5000 piante di ananas al giorno per la misera paga di 6-7 euro.
Mantenere questi ritmi significa infischiarsene delle condizioni atmosferiche (la pioggia è assai frequente da quelle parti), dei pesticidi spruzzati in quantità industriali, delle condizioni igieniche e così via.
Ai lavoratori cadono le unghie a causa dell’elevata esposizione ai pesticidi mentre l’ambiente soffre uno sfruttamento del terreno praticato a livelli insostenibili.
Le coltivazioni vengono “liberate” da ogni tipo di vegetazione in modo da rendere la produzione e la raccolta estremamente efficiente.
Insomma valanghe di pesticidi, e poi solo piantare e raccogliere.
Una situazione che è comune a tutte le piantagioni del Costa Rica, comprese quelle della Pindeco, società controllata da Del Monte, che ha in mano la metà degli ananas del Costa Rica.
Del Monte sostiene di rispettare le condizioni dei lavoratori e l’ambiente, ma i fatti dicono il contrario.
Nelle piantagioni della regione di Buenos Aires, controllate da Pindeco, la grande massa di foglie accatastate dopo il raccolto ha provocato, negli ultimi anni, la diffusione di sciami di pericolose zanzare (Stomoxys calcitrans), la cui puntura provoca al bestiame inappetenza e perdita di peso.
La morte degli animali significa un’altra risorsa in meno per la già vessata popolazione locale. L’unica soluzione trovata per risolvere questo problema è stato bruciare le piantagioni dopo il raccolto. Un sistema che aggiunge solo nuovi danni.
La situazione è questa: che i terreni si degradino, che le falde acquifere vengano contaminate, che la popolazione soffra di patologie respiratorie e sterilità nelle zone circostanti a livelli mai visti, è il dazio che bisogna pagare per gustare il dolce e dorato ananas.” (fonte blogeko)
Neanche tanto dolce…ma neanche tanto profumato…
Nei giorni scorsi ho comprato un ananas del Costa Rica da un noto ipermercato di una notissima catena francese, ma appena tagliato aveva un odore nauseabondo, tanto da costringermi da scendere a buttarli nel cassonetto.
Non so davvero da cosa dipendesse il cattivo odore, ma adesso leggendo l’articolo penso possa trattarsi di pesticidi o dei concimi.
La frutta tropicale viene infatti spedita ancora non completamente matura ed è necessario che trascorrano alcuni giorni prima che siano adatte al consumo.
Probabilmente il tempo che trascorre dalla raccolta non serve solo ad ultimarne la maturazione, ma anche a far perdere (almeno olfattivamente) le tracce di pesticidi e concimi.
Credo quindi di aver comprato un ananas piuttosto acerba che non ha avuto il tempo di smaltire i cattivi odori dei prodotti agricolo chimici…si…l’odore…ma tutto il resto forse resta a che a maturazione avvenuta…o no?
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