Inserito da: southcom | 9 Maggio 2009

Il Principe della Foresta.

Carlo D’Inghilterra, probabilmente, non è tra i regnanti più simpatici, ma di sicuro gli va riconosciuto un grande spirito ambientalista.

Ed è propiro tale spirito ad aver dato il via all’iniziativa “The Prince’s Rainforests Project”, il cui fine è sensibilizzare l’opinione pubblica ai gravi problemi che affliggono la foresta pluviale e che inevitabilmente potrebbero ripercuotersi sull’intero ecosistema.

Crescente richiesta di legname, sfruttamento delle risorse minerarie e produzione di olio di palma sono tra i principali problemi da risolvere affinchè l’intera foresta pluviale smetta di essere distrutta.

Le conseguenze sono davvero terribili per le popolazioni indigene (video n.1 -video n.2 -video n.3), per gli animali che vedono variare il loro habitat naturale ma anche per tutto il pianeta che si vede via via privato di uno degli ecosistemi più importanti del mondo.

COSA POSSO FARE?

  1. Nell’acquisto di legname scegli solo quello proveniente da produzioni controllate e certificate.
  2. Riduci i consumi di combustibili fossili.
  3. NON ACQUISTARE PRODOTTI CHE CONTENGONO OLIO DI PALMA (pare che aumenti anche i fattori di rischio cardiovascolare).
Inserito da: southcom | 9 Maggio 2009

Be all logic!

 

Di certo la scelta dell’alimentazione biologica rappresenta un grande passo in avanti nel rispetto del nostro Pianeta e di noi stessi.
Ma quanto queste scelte vengono rispettate?
Che senso ha parlare di agricoltura biologica e poi scoprire che una nota azienda avicola certificata dalla bioagricert si trova a meno di 7 km da un inceneritore?
Di certo non ha alcun senso consentire l’apertura di un’azienda biologica nelle prossimità di un inceneritore, nè viceversa (anzi, l’inceneritore sarebbe bene non costruirlo proprio!)
Purtroppo né la normativa nazionale, né quella europea soccorrono l’ignaro consumatore che acquistando un prodotto di questo tipo non fa altro che fare della propria scelta una mera scelta di etichetta 

 

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Di certo la scelta dell’alimentazione biologica rappresenta un grande passo in avanti nel rispetto del nostro Pianeta e di noi stessi.

Ma quanto queste scelte vengono rispettate?

Che senso ha parlare di agricoltura biologica e poi scoprire che una nota azienda avicola certificata dalla bioagricert si trova a meno di 6 km da un inceneritore?

Di certo non ha alcun senso consentire l’apertura di un’azienda biologica nelle prossimità di un inceneritore, nè viceversa (l’inceneritore sarebbe bene non costruirlo proprio!)

Purtroppo né la normativa nazionale, né quella europea soccorrono l’ignaro consumatore che acquistando un prodotto di questo tipo non fa altro che fare della propria scelta una mera scelta di etichetta e non di qualità, come vorrebbe!

In questa mappa un esempio… 

Nota: Il puto “A” è un inceneritore, il punto “B” un’allevamento biologico.

COSA POSSO FARE?

  1. Controlla sulle etichette dei prodotti biologici le sedi di produzione.
  2. Incrocia i dati delle sedi di produzione con quelli di industrie inquinanti, inceneritori, poligoni militari, etc.
  3. Prediligi la “filiera corta” se le produzioni biologiche vicino alla tua città non si trovano in una zona ad alto tasso di inquinamento industriale, inceneritori, poligoni militari, etc.
Inserito da: southcom | 7 Maggio 2009

Cosa posso fare?

“Cosa posso fare?”

E’ questo ciò che mi chiedo quando vengo a conoscenza di un problema e voglio fare davvero qualcosa per contribuire alla sua soluzione.

Ma come?

Spesso, però, non ho tutte le conoscenze necessarie per poter agire subito.

E’ necessario informarmi, documentarmi, valutare le fonti delle informazioni, domandarmi il perchè di ciò che si dice e ciò che viene nascosto…insomma tutta una serie di elementi affichè il mio agire contribuisca davvero alla soluzione del problema che mi sta a cuore.

Con la frase “cosa posso fare” che sarà riportata al termine di molti articoli, si vorranno dare dei piccoli suggerimenti su come poter cominciare  risolvere il problema descritto, magari in attesa di una attenta e doverosa documentazione da parte del lettore.

Un piccolo contributo per chi vuol cominciare ad agire subito…

Inserito da: southcom | 7 Maggio 2009

Mucche a terra.

 

Sconvolgente video di maltrattamenti di animali mostrato nella puntata di Striscia la Notizia del 26 marzo 2009.
Atti di gratuita crudeltà nei confronti di animali che dopo atroci sofferenze spesso giungono ammalati o morti ai mattatoi…prima di finire sui nostri barbecue!
Sconvolgente video di maltrattamenti su animali destinati al macello mostrato nella puntata di Striscia la Notizia del 26 marzo 2009.
Animali ormai provi di forze e di capacità di deambulazione, perchè sfruttati e maltrattati, trascinati con forza da caterpillar che provocano loro fratture e sofferenze spesso mortali.
Atti di gratuita crudeltà nei confronti di animali che dopo atroci sofferenze giungono ammalati o morti ai mattatoi…prima di finire sui nostri barbecue!
Il tutto con il benestare degli allevatori e la complicità di veterinari corrotti.
Link al video:
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoll.shtml?2009/03/C_35_video_9025_GroupVideo_filevideo.wmv
COSA POSSO FARE?
Acquista direttamente da allevamenti che conosci e che non adoperano tali sevizie sugli animali.
Acquista carne biologica o non OGM: è sottoposta a controlli di qualità più attenti e tutela la salute dell’animale.
Segnala alle forze dell’ordine ogni forma di maltrattamenti sugli animali.

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Sconvolgente video di maltrattamenti di animali mostrato nelle puntata di Striscia la Notizia del 26 marzo 2009 e del 29 aprile 2009.

Atti di gratuita crudeltà nei confronti di animali che dopo atroci sofferenze spesso giungono ammalati o morti ai mattatoi…prima di finire sui nostri barbecue!

Sconvolgente video di maltrattamenti su animali destinati al macello mostrato nella puntata di Striscia la Notizia del 26 marzo 2009.

Animali ormai provi di forze e di capacità di deambulazione, perchè sfruttati e maltrattati, trascinati con forza da caterpillar che provocano loro fratture e sofferenze spesso mortali.

Atti di gratuita crudeltà nei confronti di animali che dopo atroci sofferenze giungono ammalati o morti ai mattatoi…prima di finire sui nostri barbecue!

Il tutto con il benestare degli allevatori e la complicità di veterinari corrotti.

Link al video:

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoll.shtml?2009/03/C_35_video_9025_GroupVideo_filevideo.wmv

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoll.shtml?2009/04/C_35_video_9274_GroupVideo_filevideo.wmv

COSA POSSO FARE?

  1. Acquista direttamente da allevatori che conosci e che non adoperano tali sevizie sugli animali.
  2. Acquista carne biologica o non OGM: è sottoposta a controlli di qualità più attenti che rispettano e tutelano la salute dell’animale.
  3. Segnala alle forze dell’ordine ogni forma di maltrattamenti sugli animali.

 

    Inserito da: southcom | 6 Maggio 2009

    Pineapple Bomb!

     

    “Una triste storia quella delle piantagioni di ananas in Costa Rica.
    Una storia che riguarda i lavoratori e l’ambiente del paese centroamericano, entrambi danneggiati e sfruttati dalla monocoltura dell’ananas.
    Una coltura che in pochi anni ha sostituito quasi completamente quella delle banane, ormai poco conveniente a causa della caduta a picco dei prezzi al dettaglio.
    Una storia riportata dal Guardian e venuta alla luce grazie a Banana Link e GMB.
    La vicenda riguarda le piantagioni di Pinafruit, di proprietà di una compagnia locale, Grupo Acon, che rifornisce molti tra i maggiori importatori di ananas, tra cui anche le grandi catene britanniche Tesco e Waitrose.
    Lì i lavoratori vengono sfruttati come asini, costretti a lavorare 11-12 ore al giorno in condizioni disumane, costretti a piantare almeno 5000 piante di ananas al giorno per la misera paga di 6-7 euro.
    Mantenere questi ritmi significa infischiarsene delle condizioni atmosferiche (la pioggia è assai frequente da quelle parti), dei pesticidi spruzzati in quantità industriali, delle condizioni igieniche e così via.
    Ai lavoratori cadono le unghie a causa dell’elevata esposizione ai pesticidi mentre l’ambiente soffre uno sfruttamento del terreno praticato a livelli insostenibili.
    Le coltivazioni vengono “liberate” da ogni tipo di vegetazione in modo da rendere la produzione e la raccolta estremamente efficiente.
     
    Insomma valanghe di pesticidi, e poi solo piantare e raccogliere.
    Una situazione che è comune a tutte le piantagioni del Costa Rica, comprese quelle della Pindeco, società controllata da Del Monte, che ha in mano la metà degli ananas del Costa Rica.
    Del Monte sostiene di rispettare le condizioni dei lavoratori e l’ambiente, ma i fatti dicono il contrario.
    Nelle piantagioni della regione di Buenos Aires, controllate da Pindeco, la grande massa di foglie accatastate dopo il raccolto ha provocato, negli ultimi anni, la diffusione di sciami di pericolose zanzare (Stomoxys calcitrans), la cui puntura provoca al bestiame inappetenza e perdita di peso.
    La morte degli animali significa un’altra risorsa in meno per la già vessata popolazione locale. L’unica soluzione trovata per risolvere questo problema è stato bruciare le piantagioni dopo il raccolto. Un sistema che aggiunge solo nuovi danni.
    La situazione è questa: che i terreni si degradino, che le falde acquifere vengano contaminate, che la popolazione soffra di patologie respiratorie e sterilità nelle zone circostanti a livelli mai visti, è il dazio che bisogna pagare per gustare il dolce e dorato ananas.” (fonte blogeko)
    Neanche tanto dolce…ma neanche tanto profumato…
    Nei giorni scorsi ho comprato un ananas del Costa Rica da un noto ipermercato di una notissima catena francese, ma appena tagliato aveva un odore nauseabondo, tanto da costringermi da scendere a buttarli nel cassonetto.
    Non so davvero da cosa dipendesse il cattivo odore, ma adesso leggendo l’articolo penso possa trattarsi di pesticidi o dei concimi.
    La frutta tropicale viene infatti spedita ancora non completamente matura ed è necessario che trascorrano alcuni giorni prima che siano adatte al consumo.
    Probabilmente il tempo che trascorre dalla raccolta non serve solo ad ultimarne la maturazione, ma anche a far perdere (almeno olfattivamente) le tracce di pesticidi e concimi.
    Credo quindi di aver comprato un ananas piuttosto acerba che non ha avuto il tempo di smaltire i cattivi odori dei prodotti agricolo chimici…si…l’odore…ma tutto il resto forse resta a che a maturazione avvenuta…o no?
     

    pineapple-bomb1

    “Una triste storia quella delle piantagioni di ananas in Costa Rica.

     

    Una storia che riguarda i lavoratori e l’ambiente del paese centroamericano, entrambi danneggiati e sfruttati dalla monocoltura dell’ananas.

     

    Una coltura che in pochi anni ha sostituito quasi completamente quella delle banane, ormai poco conveniente a causa della caduta a picco dei prezzi al dettaglio.

     

    Una storia riportata dal Guardian e venuta alla luce grazie a Banana Link e GMB.

     

    La vicenda riguarda le piantagioni di Pinafruit, di proprietà di una compagnia locale, Grupo Acon, che rifornisce molti tra i maggiori importatori di ananas, tra cui anche le grandi catene britanniche Tesco e Waitrose.

     

    Lì i lavoratori vengono sfruttati come asini, costretti a lavorare 11-12 ore al giorno in condizioni disumane, costretti a piantare almeno 5000 piante di ananas al giorno per la misera paga di 6-7 euro.

     

    Mantenere questi ritmi significa infischiarsene delle condizioni atmosferiche (la pioggia è assai frequente da quelle parti), dei pesticidi spruzzati in quantità industriali, delle condizioni igieniche e così via.

     

    Ai lavoratori cadono le unghie a causa dell’elevata esposizione ai pesticidi mentre l’ambiente soffre uno sfruttamento del terreno praticato a livelli insostenibili.

     

    Le coltivazioni vengono “liberate” da ogni tipo di vegetazione in modo da rendere la produzione e la raccolta estremamente efficiente.

     

    Insomma valanghe di pesticidi, e poi solo piantare e raccogliere.

     

    Una situazione che è comune a tutte le piantagioni del Costa Rica, comprese quelle della Pindeco, società controllata da Del Monte, che ha in mano la metà degli ananas del Costa Rica.

     

    Del Monte sostiene di rispettare le condizioni dei lavoratori e l’ambiente, ma i fatti dicono il contrario.

     

    Nelle piantagioni della regione di Buenos Aires, controllate da Pindeco, la grande massa di foglie accatastate dopo il raccolto ha provocato, negli ultimi anni, la diffusione di sciami di pericolose zanzare (Stomoxys calcitrans), la cui puntura provoca al bestiame inappetenza e perdita di peso.

     

    La morte degli animali significa un’altra risorsa in meno per la già vessata popolazione locale. L’unica soluzione trovata per risolvere questo problema è stato bruciare le piantagioni dopo il raccolto. Un sistema che aggiunge solo nuovi danni.

     

     

    La situazione è questa: che i terreni si degradino, che le falde acquifere vengano contaminate, che la popolazione soffra di patologie respiratorie e sterilità nelle zone circostanti a livelli mai visti, è il dazio che bisogna pagare per gustare il dolce e dorato ananas.” (fonte blogeko)

     

    Neanche tanto dolce…ma neanche tanto profumato…

     

    Nei giorni scorsi ho comprato un ananas del Costa Rica da un noto ipermercato di una notissima catena francese, ma appena tagliato aveva un odore nauseabondo, tanto da costringermi da scendere a buttarli nel cassonetto.

     

    Non so davvero da cosa dipendesse il cattivo odore, ma adesso leggendo l’articolo penso possa trattarsi di pesticidi o dei concimi.

     

    La frutta tropicale viene infatti spedita ancora non completamente matura ed è necessario che trascorrano alcuni giorni prima che siano adatte al consumo.

     

    Probabilmente il tempo che trascorre dalla raccolta non serve solo ad ultimarne la maturazione, ma anche a far perdere (almeno olfattivamente) le tracce di pesticidi e concimi.

     

    Credo quindi di aver comprato un ananas piuttosto acerba che non ha avuto il tempo di smaltire i cattivi odori dei prodotti agricolo chimici…si…l’odore…ma tutto il resto forse resta a che a maturazione avvenuta…o no?

     

    Inserito da: southcom | 5 Maggio 2009

    Orsi contro la fauna.

    orsi1

    Nuovo disegno di legge sulla fauna selvatica del sen. Franco Orsi (PDL).

    Di seguito le maggiori novità rispetto la legge in vigore:


    Sparisce l’interesse della comunità nazionale e internazionale per la tutela della fauna.


    Scompare la definizione di specie superprotette. Animali come il Lupo, l’Orso, le aquile, i fenicotteri, i cigni, le cicogne e tanti altri, in Italia non godranno più delle particolari protezioni previste dalla normativa comunitaria e internazionale. 
    Si apre la caccia lungo le rotte di migrazione. Un fatto che arrecherà grande disturbo in aree molto importanti per il delicatissimo viaggio e la sosta degli uccelli migratori.


    Totale liberalizzazione dei richiami vivi.(uccelli tenuti “prigionieri” in piccolissime gabbie per attirarne altri).


    Si apre la caccia nei parchi a specie non cacciabili.


    Licenza di caccia a 16 anni.

    Ai sindaci poteri di autorizzare interventi di abbattimenti e eradicazione degli animali.

    Leggi regionali per cacciare specie non cacciabili. (con rischio di multe europee  che pagano i contribuenti)


    Caccia con neve e ghiaccio. Si potrà cacciare anche in presenza di neve e ghiaccio, cioè in momenti di grandi difficoltà per gli animali a reperire cibo, rifugio, calore.

    Ridotta la vigilanza venatoria.

    Cancellato l’Ente Nazionale Protezione Animali dal Comitato tecnico nazionale. L’ENPA, storica associazione animalista italiana, viene del tutto estromessa.
     

    Testo disegno di legge Franco Orsi (PDL) confrontato con la legge esistente, dal sito della LIPU.

    Inserito da: southcom | 30 Dicembre 2008

    Buon 2009.

    Ogni giorno è quello giusto per rendere concreti buoni propositi o scegliere di vivere la propria vita con uno spirito migliore.

    Mi auguro che ogni singolo giorno del 2009 sia per noi occasione di miglioramento verso noi  stessi e, conseguentmente, verso il modo che ci circonda.

    Auguro a tutti gli amici un sereno 2009.

    Inserito da: southcom | 30 Dicembre 2008

    Facebook: Cancellare permanentemente il proprio account

    facebook-deleteIl diritto all’oblio è certamente un aspetto che oggi non va trascurato.

    L’uso massiccio di tecnologie telematiche “permanenti” fa si che ciò che umanamente e naturalmente si dimentica, rimane per sempre e spesso senza possibilità di appello.

    Un pò come accade con Facebook.

    Ottimo strumento, eccellente per alcuni versi, ma “innaturale” per altri, atteso che non consente una pronta ed automatica cancellazione definitiva del proprio account con la stessa facilità con cui si è creato.

    Facebook dà solo la possiblità di “disattivare” l’account, non di cancellarlo definitivamente, se non con passaggi MOLTO più complessi della sua creazione, per la quale servono pochissimi click.

    In realtà ci sono due alternative:

    La prima soluzione consiste nel rimuovere tutti i contenuti del proprio account, contattare lo staff e richiedere la sua eliminazione.

    Lo “staff” dovrebbe rispondere entro pochi giorni comunicando la cancellazione definitiva dell’account.

     

    La seconda soluzione è più veloce, ma sempre meno semplice della reazione dell’account. 

    1. Assicurati che l’account abbia un tuo contatto email corretto.
    2. Elimina qualsiasi altro indirizzo email ad eccezione di quello indicato.
    3. Disattivare l’account.
    4. Registrarsi di nuovo, usando un’email diversa, ma accessibile.
    5. Loggarsi sul nuovo account, inserire l’indirizzo del punto 1 come email di contatto. Seguire la procedura di attivazione tramite email di conferma. In questo modo l’account precedente risulterà sostituito con uno vuoto. Per una ulteriore precauzione è opportuno inserire l’indirizzo usato per creare l’account al punto 4 e rimuovere quella originale dalla lista. L’ultimo passo è disattivare il nuovo account.

    Perchè non rendere le cose più semplici e consentire una cancellazione dell’account facile come la creazione?

    Lo scopriremo solo vivendo…

    Inserito da: southcom | 26 Dicembre 2008

    Lost – I promo della quinta stagione

    Con questo post innauguro una nuova categoria: quella dell’ intrattenimento.

    In una tv che con la sua “informazione” mira a distrarci  dalla vita reale e dai concreti problemi, meglio scegliere coscientemente un serial televisivo che realmente ci distragga per qualche decina di minuti.

    Dal 21 gennaio sulla rete abc andranno in onda gli episodi della quinta serie di Lost.

    Di seguito i promo sottotitolati in italiano.

     

    Inserito da: southcom | 18 Dicembre 2008

    Buon Natale…da Taranto!

    taranto-xmas-21

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